vincenzo aluia reportagista di matrimoni – wedding photojournalist
Only a fraction of the camera's possibilities interests me - the marvellous mixture of emotion and geometry, together in a single instant. Of all the means of expression, photography is the only one that fixes a precise moment in time. We play with subjects that disappear; and when they’re gone, it’s impossible to bring them back to life. We can’t alter our subject afterward.... Writers can reflect before they put words on paper....
As photographers, we don’t have the luxury of this reflective time....We can’t redo our shoot once we’re back at the hotel. Our job consists of observing reality with help of our camera (which serves as a kind of sketchbook), of fixing reality in a moment, but not manipulating it, neither during the shoot nor in the darkroom later on. These types of manipulation are always noticed by anyone with a good eye. (H. Cartier Bresson)

About

Vincenzo Aluia was born in 1984 in Palermo, Sicily.

Sometimes we never know where our journey in life will take us, for Aluia it became clear right before receiving his degree in Architecture that this was not his calling and walked away to peruse his true calling and life dream: Photography.

Inspired by Grand Master, Henry Cartier Bresson message, “l’ instant décisif”. Vincenzo taught himself in practical and hands on experience. He has collaborated with local media and has been nurtured by the masters of story telling and Photojournalism.

Now after years of precision crafting, Vincenzo Aluia is ready to present and share his story telling and Photojournalism to the public at large.

Portfolio

Telling a story with pictures, taking sides, seizing the emotion of a moment or an event of human life. “This is my love”. Wondering in unknown places, walking for hours. “My soul is vigilant”.
Trying to shoot a photo as flagrant crimes. “This is my passion”. Looking hard, staring at something or someone. “You can say I’m a voyeur”, but I’m waiting for that right moment to capture and freeze an image for eternity. “This is my style and this has become my life”.

Telling your wedding with photojournalism technique has become the frontier of image capturing in the most complete and precise way. To be able to tell or portray the event or moment that can truly turn your life around forever.
For this reason, I will be with you and live the moment with you, but I will focus on the small details and moments that you cannot see in order to make your moment a unique event in your life. Your emotion will become my biggest source of inspiration.

Also my passion for the Mediterranean tastes and flavours of traditional Sicilian foods took me on a journey into the art of Food Photography and Still Life. The main aim into this kind of photography is moving the desire of the observer through the right and creative use of lighting.

(ita)
Raccontare una storia per immagini, schierarmi, prendere posizione, immedesimarmi in un evento, questo è il mio amore. Essere in posti sconosciuti, camminare per ore con l’animo vigile, cercando di prendere dal vivo delle foto come flagranti delitti questa è la mia passione. Guardare con attenzione, fissare una situazione col rischio di farsi prendere per un guardone nell’attesa di congelare per sempre quell’istante è il mio stile di vita.

Raccontare con lo stile fotogiornalistico un evento importante come il matrimonio, è un modo per esprimere, attraverso le immagini, una cronaca il più possibile completa e fedele di un evento che cambia per sempre la tua vita. Per questo vivrò insieme a te la cerimonia, mi muoverò con te, guarderò da lontano con gli occhi da spettatore ma mi concentrerò sui particolari che rendono unici la tua cerimonia, la tua emozione sarà la mia fonte più grande di ispirazione.

Particolare rilievo ha la mia passione per i gusti e i sapori della cucina tradizionale siciliana. Tutto ciò mi ha portato ad ampliare la mia visione fotografica al Food e allo Still-life. Obiettivo principale di questo tipo di fotografia è quello di utilizzare la luce in modo fresco e creativo facendo si che chi guarda l’immagine cominci a desiderarla.

contacts

Disponibile per servizi in qualsiasi città d’Italia e del Mondo
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarmi

Available for photo shoots throughout Italy and worldwide.
For further information and pricing details please contact

tel: +39 328 4083048
email: info@vincenzoaluia.com
skype: vincenzoaluia.fotografia

Via P. Cataldo, 36
90049 – Terrasini (PA)
Italy

Blog

Tutti i contenuti all’interno di questo blog (foto e testi) sono di proprietà intellettuale di Vincenzo Aluia fotografo e sono il frutto delle sensazioni e delle esperienze fatte dallo stesso.

Ogni uso illecito sarà perseguibile penalmente.

dai cchiù valore alla cultura ca tieni

Ho incontrato Junwei e Shumeng lo scorso venerdì, sono andato a prenderli direttamente nel loro B&B in centro ad Agrigento, saliti in macchina direzione valle dei templi per rompere il ghiaccio gli chiedo se era la loro prima volta in Italia e dalla loro risposta mi accorsi scioccato che non si trattava dei soliti turisti cinesi che vanno a zonzo con le loro macchine fotografiche.

In realtà già dalla loro prima mail avevo intuito qualcosa ma ho avuto la certezza solo cominciando a parlare con loro: era la decima volta che venivano in vacanza in Italia. Hanno girato il Lazio, l’Umbria, il Veneto, la Sardegna, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Basilicata e adesso era il momento della Sicilia, la loro seconda volta in Sicilia, mentre lei parlava io mi mangiavo le mani perchè conoscono l’Italia meglio di me. Questa volta però volevano rendere il loro viaggio più bello, volevano portarsi a casa un ricordo indelebile del posto dove tutto è nato, una sessione di scatti di coppia proprio nel posto dove l’arte italiana è nata, volevano portarsi il ricordo della culla da dove tutto è nato, volevano farlo nel modo più spontaneo possibile, volevano un ricordo da mostrare ai propri figli nel futuro, ma soprattutto mi hanno fatto riflettere sull’importanza dei beni di cui disponiamo, di cui noi siciliani siamo pieni, questi da Hong Kong sono venuti apposta per apprezzare la nostra arte. Mi sono sentito onorato, onorato perchè ero parte di questo loro desiderio, onorato perchè sono nato e cresciuto in questa Sicilia dai milleuno volti…

grazie ragazzi, buona vita e buon ritorno in Cina…

 

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Notte insonne

Mi giro e mi rigiro sul mio letto, non ho più sonno.

Intanto dalla finestra non sento nulla che mi faccia capire che sia già mattino, apro gli occhi, le 4 e 32 minuti, porca puttana non posso già essere sveglio, oggi mi aspetta una giornata tremenda e devo essere ben riposato e concentrato, provo a chiudere dinuovo gli occhi nella speranza che le mie capacità di addormentarmi dovunque e in qualsiasi situazione abbiano la meglio. Niente da fare. Intanto dalla finestra cominciano ad arrivare i primi sentori che sia una giornata piovosa, le prime gocce d’acqua che cominciano a scendere dagli scarichi delle grondaie mi fanno entrare nel panico, passa la prima macchina e il rumore delle sue ruote mi da ancora più certezza: sta diluviando!! Calma Vincenzo, non aver paura, che vuoi che siano quattro gocce d’acqua, ma poi entro le undici smetterà, non vedo dov’è il problema!!

Macchè la mente comincia a pensare ai sacchetti da utilizzare per coprire l’attrezzatura, mi alzo, vado in cucina e comincio a scartabellare, ma solo sacchetti neri per la spazzatura!! calma Vincenzo, tranquillizzati, rimettiti a letto e distraiti, non pensare. Come mi distraggo? ovviamente guardando il meteo. Bene, non smetterà di piovere fino a domani, rassicurante…

Volevo chiamare gli sposi e dire: ragazzi mi dispiace c’è brutto tempo e oggi non potete sposarvi.

Ma come è possibile che la stagione dei matrimoni mi debba cominciare col diluvio?!?! ok Vincenzo, comincia a farti venire qualche idea, comincia a lavorare su una possibilità di utilizzo dei flash, comincia a farti ispirare da qualcosa, accedo ad internet e vado alla disperata ricerca di ispirazione, ma niente che riguarda il matrimonio se non qualcosa di costruito e che, con tutto il rispetto verso i grandi maestri, sinceramente mi faceva cacare. Spengo, ho bisogno di trovare ispirazione in altre fonti, do un’occhiata ai libri che c’erano sulla scrivania, prendo l’immaginario del vero di HCB e lo apro a caso su una pagina qualsiasi: “Scrive Tolstoj in guerra e pace: Se osservassi a lungo e minuziosamente le lancette dell’orologio, la valvola di sicurezza e le ruote della locomotiva, o le gemme della quercia, non scoprirei né la causa che produce l’effetto di mettere in azione la suoneria delle campane, né la messa in moto della locomotiva e tanto meno saprei qualcosa del vento della primavera. Il fotografo non può mostrare le lancette dell’orologio, ma sceglie l’istante. Ero lì, ed ecco la vita così come l’ho vista in quell’istante”.

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Stupito sveglio Federica e lei, un po scocciata dal fatto che l’avessi svegliata, con tono minaccioso mi dice: ma perchè ti stupisci così tanto? dimmi una cosa: questi ragazzi, perchè ti hanno scelto? potevano benissimo farsi fare le foto da un parente, da un amico con la reflex, e invece hanno scelto te. Dopo aver organizzato casa e matrimonio e aver speso decine di migliaia di euro dividendoli tra sala e fioraio potevano benissimo risparmiarsi questi duemila euro da dare a te e magari rivolgersi a qualcun altro che con un prezzaccio gli dava non solo il servizio fotografico (aggiungo seriale per centinaia di coppie do ormai dieci anni), ma anche automobile ed estetista!! Ricorda che il cibo non dura più di un pasto, i fiori non saranno vissuti per più di un giorno, della macchina non si ricorderanno manco il colore, le tue foto saranno viste per decenni!!  fai o no il fotografo? hai un’importanza fondamentale sul ricordo indelebile di una coppia? bene, se vuoi che questi ragazzi ti siano grati per sempre allora è bene che prendi questa giornata che ti verrà messa davanti per quella che è, senza costruire falsi sorrisi, affrontala, vivila, emozionati con loro, sorridi e non farti scappare nulla di quello che succederà.

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Con queste parole inizia la mia stagione: “Ero lì, ed ecco la vita così come l’ho vista in quell’istante…”

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buona luce

Emozionarmi per emozionare

 

Avvicinarsi al soggetto a passi da lupo anche se il soggetto è una natura morta. Passo felpato, ma occhio acuto. Niente baccano, e non intorbidire l’acqua prima di pescare. Mai fotoflash, per rispetto alla luce, anche quando non c’è, altrimenti un fotografo diventa insopportabilmente aggressivo.

 

 

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Leggendo “l’immaginario del vero”, di Cartier Bresson, mi sono imbattuto in questa frase a tratti romantica, a tratti complicata e mi ha portato a riflettere sul fatto che la fotografia oggi, come tanti anni fa, sia uno strumento che ci porta a rivivere emozioni uniche e irripetibili, senza il quale non saremmo mai in grado di riportare alla mente. Un’emozione è qualcosa che si vive solamente un attimo per cui se si perde, rimarrà un vago ricordo, infatti continua Bresson: “La memoria è molto importante, memoria di ciascuna fotografia, presa al galoppo, allo stesso ritmo dell’avvenimento. Devi avere la sicurezza che non hai lasciato buchi, che hai dato espressione a tutto, perchè dopo sarà troppo tardi, e non sarà più possibile tornare indietro sull’avvenimento…”

 

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Ma quale sedersi e mangiare, ma quale perdere tempo a dire agli sposi come devono mettersi per scattargli una foto standardizzata, quali perdite di tempo a distogliere lo sguardo dal vero senso della parola matrimonio. Un uomo e una donna si uniscono per tutta la vita e bisogna festeggiare!! bisogna che voi sposi viviate quel giorno senza pensare a nulla tranne che alla giornata ricca di sentimento, passione, amore, gioia, tensione e confusione. Per questo, almeno per me, è sbagliato incentrare la giornata sul servizio fotografico e far ruotare tutto in funzione di questo. Basta parlare, troppe chiacchere e poco spazio alle emozioni.

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La fotografia costruita o messa in scena non mi interessa. Tengo a dire che il mio giudizio è personale, e perchè prediligo tanto il bianco e nero? beh questo ferma l’attimo, il bianco e nero riporta alla memoria, una volta leggendo una discussione su Elliott Erwitt, Alexander Sayle parlando col padre Murray diceva: Tutti i nostri ricordi sono immagazzinati in bianco e nero: così si risparmia spazio mentale. Poi, ma solo dopo aver messo a fuoco, in testa abbiamo una tavolozza e li coloriamo come vogliamo, magari non rispettando la realtà. Per tutte quelle cose per cui occorre un riconoscimento istantaneo, ad esempio il volto di un amico o di un personaggio famoso, per cogliere un rapporto inatteso tra forme e motivi, per trasmettere un’emozione, il colore è di troppo. Troppe informazioni inutili.

Buona Luce

Ultrasuoni

Questa mattina mi sono svegliato un pò triste, vuoi per la misera condizione sociale in cui versa l’uomo odierno, vuoi per la mia malinconia che ogni tanto mi prende fin dalle prime luci del mattino.

La solita edicola mi vede, ogni mattina nel percorso a piedi per andare allo studio, fermo a leggere i titoli in prima pagina dei giornali, e come ogni mattina catastrofi su catastrofi hanno buttato ancora più giù il mio morale.

Con voglia di lavorare zero, la mia solita routine fatta di mail, notifiche, lightroom, postproduzione e telefonate viene spezzata dal tintinnio del campanello della porta dello studio e un grido sgraziato e premuroso: POSTAAA! tempo di scendere, pensando a qualcosa da firmare, il dolce postino era già andato via lasciando la rivista dell’associazione penzoloni sul bancone. Non a caso la rivista si chiama “FOTO-NOTIZIARIO”, ho pensato fra me: visto il mio morale di oggi, vediamo che altre notizie negative ci sono sul mio settore, vediamo quanti altri fotografi hanno chiuso i battenti e a che punto è arrivata la crisi della fotografia.

Con fare frivolo ho dato uno sguardo veloce ai titoli dei vari articoli, ma uno mi ha incuriosito al punto da fermarmi a leggere, parlava del grande maestro e compaesano Carlo Bevilacqua e della sua doppia passione di fotografo e videomaker, ma non è questo che mi ha incuriosito, quanto l’aver scoperto un suo reportage che mi ha costretto a salire di corsa al computer e ad approfondirlo ancora di più. Il reportage si chiama “Into the Silence” e racconta attraverso le immagini le condizioni di vita di alcuni eremiti sparsi tra il Pakistan, la Sicilia, l’India e gli Stati Uniti. Guaritori, Sciamani, monaci ortodossi, cristiani, ex captani di nave.

Secondo Wikipedia, Eremita è colui che vive, per sua scelta, in isolamento dalla società, spesso in un luogo remoto. Le ragioni principali sono di solito a carattere religioso.

Ma realmente, hanno una valenza? questi soggetti lontani anni luce dalla civiltà, a cosa “servono”? non sapendo dare una risposta ho deciso di fare rispondere a una scrittrice, Espedita Fisher:
“Servono a raccogliere i cocci… Negli eremi ho incontrato pellegrini che hanno smarrito la strada: manager, impiegati, operai, giovani su cui gravano le aspettative della famiglia, donne tradite, abbandonate, malati: un’umanità che ha perso la strada e che improvvisamente, solo per aver accettato il rischio di un’avventura spirituale, comincia finalmente a vedere una piccola luce, a comprendere che tutto è possibile se davvero lo vuoi! Per me gli eremiti sono come antenne che captano gli “ultrasuoni” di Dio e li diffondono silenziosamente con la loro preghiera e il loro stile di vita”.

Ecco, per questo stanno in luoghi così isolati, per captare meglio gli ultrasuoni di Dio!!

Allora è proprio quello che è capitato proprio a pochi km da casa mia, in una località diroccata in montagna che si chiama proprio “Romitello” piccolo eremo. Non riuscendo a stare fermo con la mente mi sono informato sulla storia di questo che adesso è diventato luogo di culto e santuario mariano. La sua storia si rifà al 1460 quando un benedettino di nome Majali decide di passare il resto della sua vita costruendosi un piccolo oratorio ad uso personale. Qui gli ultrasuoni di Dio si fecero vivi e reali attraverso delle apparizioni. Dopo molti fatti straordinari e guarigioni particolari nel 1896 la curia di Monreale dichiarò miracolosa l’immagine della madonna del Romitello. Nel 1920 cominciarono i lavori di ampliamento che portarono alla costruzione di un vero e proprio monastero e affidato a un ordine religioso, i padri della passione o semplicemente “Passionisti”. Anch’essi, seguendo l’esempio del Majali vivono in totale immersione nel silenzio di quel luogo ascoltando gli ultrasuoni divini, vengono da tutte le parti della Sicilia e dell’Italia, addirittura vengono dall’Indonesia,  dedicano la loro vita nella contemplazione e nella meditazione della passione di Cristo.

Ma c’è un giorno particolare dell’anno in cui questo silenzio viene rotto sin dalle prime ore della notte, il giorno della festa del quadro della madonna miracolosa. Il giorno in cui a piedi, i pellegrini come Abramo, salgono sul monte dove Dio provvede e la Madonna intercede. Quest’anno ho partecipato anch’io e questo è quello che ho visto.

Protetto: 80 voglia di non fermarmi mai

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un pò di collaborazione

Quando in inverno vado in spiaggia mi fermo a pensare…

chiudo gli occhi…

mi metto all’ascolto…

un silenzio incredibile pervade la mia mente…

mi concentro su questo vuoto mentale e comincio a percepire suoni estranei alla mia vita giornaliera, estranei al picchettare delle dita sulla tastiera, estranei alla ventola del computer o al click dello specchietto della macchina fotografica che fa entrare la luce all’interno del sensore, estranei al rumore delle suole delle mie scarpe che salgono e scendono le scale del mio studio. Eccolo! lo sento, il solito garrito ad intervalli di tre/quattro al secondo che mi sveglia e lì mi metto a guardare, alzo gli occhi e osservandolo immobile con le ali spiegate ho pensato a quella frase che Richard Bach una sera mi disse: Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri. Arriva una corrente ascensionale e si allontana da me, lo seguo con gli occhi intanto il vento invernale punge e mi copro naso e bocca con la sciarpa, lui continua a volteggiare incurante del freddo prendendomi in giro coi suoi garriti. Adesso che ho resettato la mia anima un nuovo rumore è percepito dalle mie orecchie quello del vento che si insinua tra i fori della sciarpa di lana, e poi un altro, quello delle onde del mare che arrivano quasi a metà spiaggia, e poi un altro, lo zampettìo di un cane randagio che vuole tenermi compagnia, ma noncurante della sua presenza continuo ad osservare il gabbiano. C’è qualcosa di strano, un rumore che non rientra tra quelli appena descritti, qualcosa si rotola sulla piattaforma trascinata dal vento, un rumore di plastica si avvicina sempre più a me, ha avuto il potere di farmi distogliere lo sguardo dalle meraviglie del creato mi giro e vedo il cane rincorrere quella maledetta bottiglia trascinata dal vento, per lui un gioco, ma per me è ritornata quella voglia di tranquillità che avevo trovato appena trentadue secondi prima; mi riconcentro e vedo che quel gabbiano che prima mi prendeva in giro adesso è intento a becchettare qualcosa sulla spiaggia, ho pensato: avrà fatto buona pesca! ma solo quando si è alzato in volo ho fatto la triste scoperta che si trattava di un sacchetto della spazzatura tutto sventrato… imbecilli ho pensato tra me, volevo gridarlo ma non volevo rompere il silenzio umano che si era creato tra la mia mente e il mare.

 

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Ma ormai l’avevo persa, quell’armonia di suoni era andata a farsi fottere per dare spazio ad un altro senso, la vista. Ho cominciato a camminare per quella spiaggia, desolata, distrutta dalla superbia umana, una bomba ecologica incredibile, uno scempio al creato, una dittatura umana stucchevole e maleodorante. Purtroppo preso dai miei mille impegni questa è stata un’altra nota da aggiungere al mio taccuino delle buone azioni 2013: sensibilizzare attraverso le immagini lo scempio dei miei simili! addirittura l’avevo sottolineato tre volte!

Meno male che non tutti i miei simili sono come coloro che hanno reso la spiaggia di Magaggiari in queste condizioni. Tanti sono stati  infatti i fattori scatenanti e sfruttando l’avvento della primavera, mentre in tutto il mondo si celebrava il “World Hearth Day”, il 23 Marzo, il Comitato civico Ripuliamo Cinisi e Terrasini ha avuto la lungimirante idea di riunirsi per dare eco all’incuria gestionale delle amministrazioni comunali del territorio. Ed ecco che comincia la corsa alla solidarietà, co-partecipano all’iniziativa i surfisti di magaggiari beach, i boy scout, i ragazzi terrasinesi del comitato “Ciauru ri mari”, il comitato “Cinisi-Terrasini per l’Ambiente” e tantissimi ragazzi che hanno a cuore il loro paese e tutti lì per lo stesso scopo abbiamo raccolto la bellezza di novantatre sacchi pieni di spazzatura!!

ahhhh…[respiro di sollievo]… buon proposito depennato…

Buona Luce

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il mestiere più antico del mondo

Da sempre è stato così ma da un mesetto circa ci penso più frequentemente.
E gli sfoghi giornalieri dei miei colleghi non mi vengono in aiuto, anzi, stanno appesantendo sempre di più questo mio pensiero, e come esternarlo se non mettervi al corrente? Davanti all’uscio dello studio fotografico, o in macchina abbassando il finestrino, o via telefono o com’è successo proprio ieri a un carissimo amico via mail: QUANTO PRENDI PER UN SERVIZIO?

a questa domanda mi si sgranano gli occhi e mi sento confuso, un brivido parte dal tendine di Achille sinistro, sale dalla colonna vertebrale passa dal cervelletto e poi dritto fino a fare sussultare l’ippocampo, capita talvolta, a seconda se la richiesta si limita a “QUANTO PRENDI?” che un piccolo tic si impadronisce del mio occhio destro e devo contare fino a 36 prima di proferire parola ed invitare il cliente a dare una sbirciata ai miei lavori prima di andare oltre.

Quando si tratta di crisi la gente può permettersi di fare ciò che vuole, si entra in una situazione mentale di pura anarchia, ci si permette di dire cose insensate e quando si parla non si collega più il cervello alla bocca, non pensando che l’interlocutore potrebbe offendersi o addirittura rispondervi male.
E se così fosse? se proprio l’interlocutore, stanco dalle continue vessazioni mentali, dovesse rispondervi male? allora l’interlocutore, alias libero professionista, alias artigiano, alias fotografo, alias il sottoscritto, diventerebbe una persona volgare e incivile, insulsa e stupida, poco professionale e insensibile ai problemi altrui, “perché tu che ne sai!!!” mi verrebbe detto, come se i problemi li avessero sempre gli altri e tu non ne debba mai avere.

Scusate questo mio sfogo, ma avevo bisogno di esternarlo, mi sentivo soffocare e adesso che l’ho gridato mi sento meglio…[sospiro di sollievo]…

Adesso non voglio dire che non si debba chiedere un preventivo, attenzione, ma il modo in cui si chiedono le cose agevola il metterci d’accordo, a valutare assieme le varie offerte, a capire cosa è meglio per voi e a quale prezzo, e le differenze possono anche essere sostanziali. Non sprecate il vostro tempo a girare con la macchina e a visitare centinaia di fotografi, anche perchè per quello che risparmiate dal fotografo lo perdete in tempo, benzina, stress mentale ma soprattutto in pazienza, e poi vi accontentate del primo che vi capita solo perché vi ha fatto un prezzo più basso. Cercate la qualità, cercate le competenze, ma soprattutto cercate quello che più si avvicina ai vostri gusti, non abbiate paura a chiedere di farvi visionare tutto un servizio completo in modo da vedere come risulta essere alla consegna. Non vi fidate di chi vi fa vedere solo un paio di foto o una miscellanea di fotografie prese da 30 matrimoni diversi, magari sono solamente le fotografie meglio riuscite e il resto magari lasciano un pò a desiderare. E’ un vostro diritto andare a scavare nei lavori del fotografo, non vi fate abbindolare da: io vi regalo gli albumini per i genitori, il poster 50×70 su tela, i poster 30×40 per i genitori, e chissà quante altre diavolerie del genere; nessuno vi regala niente, avete già pagato tutto!!

buona luce

cos’è la vanità se non finzione?

– Ciao Vincenzo come stai?
– Bene grazie, non posso lamentarmi perché sennò sarei un vile!
– Senti, ho una richiesta da farti
– Dimmi
– Devo fare delle fotografie posso venire in studio?
– OK!!

la domanda vi sorgerà spontanea, e che c’è di male?

preparo i miei fondali, accendo i flash, collego la mia compagna al computer per l’acquisizione diretta e pronto per gli scatti cerco di capire il tipo di lavoro che devo fare, c’era però qualcosa di strano, qualcosa che non mi era mai capitato, qualcosa che mi turbava tremendamente; ad ogni scatto mi dava un viso inquieto, nervoso, quasi sterile, mi sono fermato e con tanto di sorriso stupito mi dice: ma non mi dici come devo mettermi?
mi ha spiazzato e con ansia ho risposto: e perchè dovrei? se ti dico come devi sorridermi non saresti più tu a farlo!

In quell’istante mi è venuto in mente René Magritte e la sua pipa. La mia mente nega che sia tale.

Per pura vanità volevi che il tuo corpo fosse modellato dai flash, ma evidentemente questo non era possibile. Per pura vanità cercavi uno sguardo penetrante, ma ti posso dire con tutta sincerità che il tuo sguardo era quello di un piccione intento a mangiare molliche in mezzo la strada. Per pura vanità hai portato vesti firmate, ma per me era cotone misto acrilico che avresti potuto pagare molto di meno. Ma cos’è la vanità se non finzione?

Visto che ho citato Magritte mi viene spontaneo fare un parallelismo che va oltre il concetto stesso dell’etica, associandomi pienamente alla concezione Scianniana della fotografia intesa come NON arte.
Nei miei studi di architettura e di storia dell’arte sono sempre stato abituato al talento del pittore\artista che oscilla tra il reale e l’immaginario offrendo l’inganno dei sensi allo spettatore. E questo è il problema più grosso della concezione occidentale e che ci porteremo non so fino a quando. La fotografia NON potrà mai essere arte! questa non inventa nè tantomeno inganna lo spettatore! e qui mi collego al significato della parola stessa, tra l’altro analizzata da Bresson in varie occasioni, in quanto la fotografia è un disegno DI luce e non un disegno CON la luce (fotografia è l’unione di due parole greche: phòs – luce – e graphé – scrittura o disegno). Il fotografo dovrebbe limitarsi a riprodurre la realtà per quella che è facendo proprio quello che è il concetto di arte orientale. Scrive Simon Leys: “Per il pittore cinese il successo si misurava non secondo il talento di cambiare e truccare la realtà ma per la sua capacità di convocarla. La qualità dell’opera d’arte non era l’illusionismo bensì l’efficacia”. Ecco perchè Bresson, e successivamente Scianna, parlavano tanto di ATTO di fotografare e non di ARTE di fotografare. La fotografia è una esperienza essenziale in sé, si parla di convocazione e non di trucco.
Mi ricollego al colloquio iniziale con la cliente sottolineando che più ancora dell’opera compiuta ciò che conta è l’operazione dello spirito che ne detta l’esecuzione. Faccio mia e rielaboro un’espressione letta sul libro di Montier “lo zen e la fotografia”: lo scatto finito è per l’esperienza spirituale del fotografo quello che il grafico registrato dal sismografo è per il terremoto. Se vieni da me a chiedere una presentazione fotografica di quello che realmente sei, i miei gesti non saranno altri che il farti mettere a tuo agio in modo da fare uscire dal tuo sguardo quello che realmente hai scelto di fare nella tua vita.

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E’ stata bellissima l’esperienza avuta con Roy, un ragazzo che sta dando la sua vita per la lirica e che aveva bisogno di un paio di foto da presentare alle varie agenzie; mai mi sono sentito tanto tranquillo nel fotografarlo perchè la sua realtà usciva in automatico e io mi limitavo a osservarlo dal mio oculare.

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Secondo la filosofia orientale l’opera ha interesse solo se l’esperienza spirituale da cui origina vi resta inscritta con un segno, a testimonianza della sua intensità e autenticità. Lo scopo è di tradurre l’energia vitale alla quale deve la sua esistenza diventandone per diretta conseguenza riflesso.

messaggio della sposa allo sposo durante i preparativi

In questo modo l’opera finita diventa energia dal quale sprigionano tutti gli elementi caratterizzanti del soggetto impresso conferendo ritmo e pulsione assimilabile a quella sessuale. Secondo l’estetica cinese tutto ciò è come fosse un campo energetico nel quale sono esaltate e regolate le opposizioni tra il bianco e il nero, il pieno e il vuoto e nel caso della fotografia del fortuito e del controllato.

Chiudo facendo una considerazione sulla mia terra e sul mio rapporto di amore\odio che nutro nei suoi confronti. Nel mio lavoro, ma in generale nella mia vita mi sono accorto che questa voglia di farsi dirigere è insita nel Siciliano più che in ogni altra cultura mondiale. Noi siciliani amiamo quando qualcuno ci dice quello che dobbiamo fare e se questo non lo fa bene siamo subito pronti a dire (nel mio campo): questo non mi ha detto nemmeno come devo mettermi!
Purtroppo è un problema che ci portiamo da secoli di storia, siamo un popolo senza personalità, Goethe ha definito la Sicilia la prostituta del mediterraneo, lo diceva in modo positivo per il miscuglio di dominazioni e maestranze artistiche di ogni parte del mondo, ma io mi sono sempre sentito offeso da questa espressione. Il risultato però, purtroppo è evidente, il siciliano haimè non ha personalità, il siciliano aspetta sempre che qualcuno lo domini, che qualcuno lo possieda, il siciliano ha paura di sbagliare, ma il siciliano ha bisogno di essere e non di avere.

Ah… volete sapere com’è finita con la cliente? le foto non le piacevano, ad ognuna non faceva altro che dire che non rispecchiava le sue richieste, ma comunque le ha prese e addirittura voleva gli originali in alta definizione e adesso sono pure pubbliche sul social network più amato del mondo…

AI POSTER L’ARDUA SENTENZA

buona luce

Fissa la tua mente su ciò che ti circonda

E’ puramente un mio pensiero, ma in qualsiasi epoca e parte del mondo si sono succeduti dei tempi di crisi, questi non hanno fatto altro che contribuire a un cambiamento radicale, in meglio o in peggio, per la società in cui ciò è avvenuto.

Cinisi e Terrasini, per chi non li conoscesse, sono due comuni della provincia di Palermo attaccati sia territorialmente sia da una storia alquanto interessante: la SPAZZATURA.

Questa ormai è diventata parte integrante di questi due paesi a tal punto da renderli uniti e dimenticare, momentaneamente, l’eterna diatriba su quale paese fosse migliore dell’altro sotto i più svariati punti di vista.
Per farvi capire quanto è grosso il problema i loro abitanti hanno addirittura fondato un comitato cittadino che li unisce nella lotta contro la cattiva gestione della raccolta rifiuti.
Molti sono stati i segnali di un cambiamento di volontà da parte dei cittadini, dall’apertura dei cosiddetti ecopunto, in cui i cittadini incentivati da una raccolta punti portano la loro spazzatura da riciclare, ad alcuni stencil fatti da un artista cinisense.

richiesta di aiuto_spray su pvc_@benyvitale

Ma tutto questo è passato inosservato agli occhi delle due amministrazioni al punto da fare incazzare indescrivibilmente i cittadini che si sono mossi in protesta lungo il corso principale di Cinisi con tanto di cartelli, striscioni, neonati, megafoni e macchine fotografiche per catturare istante per istante l’evento.
Alla vista di cotanta voglia di documentare l’evento da parte dei partecipanti, non nascondo che mi sono trovato tentato di nascondere il mio fedele apparecchio di ripresa e seguire la manifestazione di protesta. Avevo proprio quest’intenzione, avevo già preso le chiavi della macchina per riporre al sicuro le mie incertezze.
Non so cosa mi abbia fatto cambiare idea di preciso, forse perché non sono un tipo che protesta con le parole, forse mi sono cominciate a risuonare in mente una serie di parole del grande Edoardo, mio mentore e maestro sul vero significato della parola reportage fotografico in cui annulli definitivamente la tua visione dell’evento che stai fotografando immedesimandoti e facendo tuo quello che vedi nell’oculare.
Cominciai a vedere gente che gridava contro i legali rappresentanti delle amministrazioni comunali e mi chiesi: come posso dimostrare che sono incazzati neri? come posso dimostrare il malcontento che nutrono questi individui? come posso risultare invisibile pur essendo così vicino?
A questo punto le parole di Marie-Henry Beyle ebbero, nella mia mente, grossa risonanza: Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati…
cominciai a scattare, e lascio a voi ogni considerazione

su quali fondamenta fai poggiare le tue scelte?

Quando la vita ti mette davanti una scelta, a volte non sempre si riesce ad avere il buon senso di dare un giusto peso a quello che si sta per fare.

Voglio cominciare a scrivere per dare una voce a tutto quello che di silenzioso  e marcio mi circonda.
Perché è proprio questo il problema, quando si innesta un cancro, all’inizio non te ne accorgi, ma purtroppo lo avverti solo quando fa parte integrante della tua vita. Ma non è mai troppo tardi.

Sono cresciuto tra le urla di mia mamma: bbotta ri sali!!! ancora ddròcu rintra siti!! egghìri ‘n bagno!! che, tradotto in lingua italiana chiedeva gentilmente: potreste uscire, per piacere? dovrei usufruire del bagno!
ma solo dopo aver pronunciato la parola magica e dopo aver rispettato tutto un rituale quasi religioso fatto di: hai chiuso tutte le porte del corridoio, SI! hai spento le luci, SI! solo allora mio padre le apriva la porta.
E io, con tutto lo stupore di un bambino di 4 anni, chiedevo insistentemente: Papà la prossima volta la voglio dire io!! ma, forse un pò per paura, forse per il modo in cui la pronunciava lui, ogni volta evitavo di dirla.
Seguito da un ampio cerchio con le mani diceva: COMPARISCI!!!
Allora in un foglio di carta apparentemente bianco, immerso in un liquido che non mi faceva mai toccare, spuntavano facce di persone che non conoscevo, altre volte spuntavano paesaggi, altre volte ancora gente vestita in modo strano, addirittura una volta ci ho visto pure Gesù!

donna araba_Gerusalemme 2008_©VitoAluia

In me nasceva una voglia strana, cominciavo a capire che la vita è strana, beffarda, una volta mi disse Rodolfo.
Tempus fugit e ci prende a schiaffi come meglio crede, e allora? come posso riuscire, pur vivendo appieno questi lividi evidenti, a fermare questo tempo? ecco che cresce in me la voglia di congelare un istante, ibernare uno sguardo per l’eternità, paralizzare un’emozione per i posteri, sospendere in aria un evento che non si ripeterà mai più nella vita.

Crescendo, come disse il buon vecchio Dante “…mi ritrovai per una selva oscura…”fatta di obrobri e figure ciclicamente ripetute, fatta di bambini dentro pentole di pasta e sporchi di nutella, fatta di coppie di sposi in posizioni quasi pornografiche da fare invidia ai film di Tinto Brass.
Avevo paura allora, paura di avvicinarmi a questo tipo di fotografia, non vedevo altro che uno smarrimento attorno a me, e mi chiedevo: ma davvero alla committenza piace questo tipo di fotografia?
davvero a una coppia di sposi piace, impresso per la vita nel loro album matrimoniale, che il marito mentre bacia la neomoglie tocca il fondoschiena alla testimone solo perchè il fotografo “genio” lo ha costretto per fare una foto SPIRITOSA?
Per paura di cadere mi sono allontanato. Ho avuto paura di costringere me stesso a fare una cosa che non volevo. Ma poi il buon Dio mi ha aperto le strade, mi ha fatto incontrare persone che mi hanno fatto tornare bambino, mi ha fatto innamorare di una in particolare che mi ha spinto oltre fino a ritornare sui miei passi, che consideravo ormai dimenticati, per accostarmi nuovamente alla fotografia come ricerca dell’attimo bressoniano.
Solo adesso capisco come si sentiva H. C. Bresson quando catturava quell’istante, e quando anche lui pronunciava la sua parola magica il suo cervello cominciava a produrre endorfina.
E di questa oggi vivo e mi rendo conto che senza questo lenitivo vivrei nell’apatia in cui ci conduce questo mondo.

©2009_VincenzoAluia

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